A obliquo

Un po' reale, un po' immaginaria. Un po' dentro, un po' fuori. Comica, drammatica, razionalmente emotiva. Infilandomi nelle cose, sempre leggermente di sbieco, vedo sfumature di umanità e registro.Nasciamo e moriamo soli, non c'è dubbio, ma quanti ci somigliano in questo!
venerdì, 01 febbraio 2008

STEFANO LODOLA AL MENSA

Ne fa parte circa il 2% della popolazione mondiale, è suddiviso in comparti nazionali e regionali, si chiama Mensa, come la tavola dei latini attorno alla quale si siedono gli eguali, raccoglie membri con un QI da record, tra cui il giovane concittadino, 25 anni, Stefano Lodola.

Laureato in ingegneria gestionale a Pisa , prima di partire per il Giappone, dove, grazie a una borsa di studio nipponica, si sta specializzando in gestione d’impresa, Lodola ha saputo del prestigioso club di cervelloni e gli è venuta voglia di misurarsi col test d’ingresso. “Ho sempre stimato le capacità intellettuali più delle altre – ammette candidamente – quindi l’immagine di una società di persone dall’alto quoziente  intellettivo mi ha subito attratto. Più che avere una medaglia, far parte del Mensa significa relazionarsi a persone di valore”. Idee chiare e il coraggio di esprimerle, in questo giovane che racconta di aver trovato se stesso soltanto nel paese dove vivono i personaggi dei manga, i fumetti dei quali, come molti giovani, si è a suo tempo innamorato. Un tempo che va veloce, il suo, pieno zeppo di tappe bruciate, di traguardi raggiunti prima degli altri e di conseguenti molti spazi per sperimentare. “Nel 2007 mi sono messo a divertirmi con lo studio di violino e pianoforte e subito dopo, avendo già terminato gli esami per i quali mi trovo in Giappone, mi sono dedicato al canto lirico”. Terminato il dovere, Lodola si dedica al piacere, deliziando i suoi amici asiatici con esibizioni in cui, al canto, si alternano pezzi di cabaret. Fare tutto, farlo al massimo, farlo prima. Pare suonare così, il comandamento di un ragazzo nato a Marina, cresciuto sentendosi “diverso e incompreso dai coetanei”, per ritrovarsi “una belva, completamente me stesso” a centinaia di km da casa. “Merito anche di mio padre – dice – che mi ha sempre spinto a superare i limiti. A sette anni mi portò un pc a casa”. Intelligenza superiore, grinta senza freni e persino saggezza: “Umanamente devo ancora crescere molto. Vivo quasi esclusivamente per me”. Ma della sua città, gli mancherà qualcosa? Risposta: “Mi sto grattando la testa”. Per conoscerlo meglio: www.stefanolodola.com.

 vigne

postato da Aobliquo alle ore 09:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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